Nella mattina del 25 febbraio, a Pesaro, circa 20 tra agenti della Polizia di Stato e della Polizia Locale sono intervenuti intorno alle 7.00 in via Fermo 49, all’altezza della fabbrica dismessa con l’obiettivo di sgomberare lo stabile e sottrarre tutti i minori ai genitori.
All’interno della fabbrica da quasi un anno si erano rifugiati 30 Rom romeni – tra cui pazienti cardiopatici e oncologici dell’ospedale San Salvatore, molte donne e 9 minori, compreso un bimbo di pochi mesi.

Nella foto, Virgil Caldarar, uno dei due bambini Rom che non nasceranno. Sono morti nel grembo della mamma durante (o subito dopo) il tragico sgombero. Non sono casi isolati, perché gli sgomberi senza alternative di alloggio causano ogni anno lutti e gravi tragedie umanitarie.
Il Gruppo EveryOne ha incontrato i genitori dei due piccoli che, a causa delle politiche intolleranti, non vedranno mai la luce e ha raccolto le loro testimonianze, perché l'ennesimo abuso che colpisce i Rom non passi nell'indifferenza.
Trascrizione dell’intervista:
Siamo qui da un anno siamo tranquilli, lavoriamo lavando le finestre le macchina. Questi lavori facciamo noi, siamo gente tranquilla.
Eh si, erano armati, come fossimo una banda. Non so perché sono arrivati. Potevano venire tranquilli a dirci che non potevamo stare qui. Mia moglie si è spaventata. Le ha fatto male e a causa di questo episodio abbiamo perso il bambino. Sono povero, ma volevo il bambino. Se non veniva la polizia non succedeva niente. E' da un anno che siamo alla fabbrica e nessuno ha mai detto niente. E quel giorno è arrivata la polizia. Non lo so perché.
Il 25 febbraio sono venuti tanti poliziotti alla fabbrica di via Fermo 49. Sono venuti di mattina presto e hanno costretto tutte le famiglie a stare all'interno, poi ci hanno chiesto i documenti... erano tanti, 30 o 20 poliziotti. Volevano prendere la mia bambina di 4 anni e metterla dentro un istituto fino ai 18 anni.
Io non volevo questo. Preferivo morire che perdere la bambina. Pensate come una madre si sente se non vede più il suo bambino fino a che non ha 18 anni. Sono scappata con la mia bambina ed ero anche incinta di tre mesi. E' questo episodio mi ha fatto perdere il bambino. Ero terrorizzata, anche mia sorella. Poi siamo fuggite a Roma e siamo state male. Non avevamo nessun posto per dormire, per due giorni. Poi siamo andate in Romania. Anche in pullman sono stata male. Ho passato due notti nel pullman per la Romania.
E poi in Romania si è interrotta la gravidanza. Se non veniva la polizia, io potevo avere il bambino. Ho fatto l'ecografia. Ho fatto tutto. Doveva chiamarsi Michele. Io qui raccolgo un po' di soldi per la mia famiglia. Mando in Romania 20 euro, 30 euro per vivere. Perché il nostro paese non è buono, se era buono sarei rimasta a vivere in Romania con i miei figli. La polizia... quello che è successo... mi sono spaventata... lo stress, la paura... ho dormito fuori due notti, ho dormito per terra, ho preso freddo. Avevo dolori. Fino all'arrivo in Romania sono stata molto male. Sono stata in ospedale 3 giorni, in Romania. Ho perso il bambino.
La polizia lo sapeva che era incinta, gliel'ho detto io. Mia moglie è incinta e dorme qua dentro. E' qui che posso dormire con mia moglie, ma loro hanno detto che non gliene frega niente e che dobbiamo andare via da questa fabbrica. Siamo andati via e mia moglie ha perso il bambino. Mi dispiace.
Il 25 febbraio è venuta la polizia e io ero incinta di due mesi e una settimana. Quando sono venuti erano tanti poliziotti e io ho avuto paura. Sono caduta per terra e ho sentito male entro alla pancia. Poi sono andata a Roma, perché qui non avevo dove dormire e hanno mandato la polizia e il comune, qui a Pesaro non ci aiuta. Quando è arrivata la polizia ho avuto paura perché mi hanno detto che mi prendevano la bambina.
Quando ho sentito questo sono scappata con la bambina. Ero anche incinta. In quei giorni ho dormito per terra, ho preso il raffreddore e quando sono arrivata in Romania il mio bambino era perso. Mi sono sentita male. Ho sentito dolore nel cuore. Pensavo che il bambino fosse vivo, come gli altri due che ho già. Così ho pensato. E ho pensato che Dio li ha visti quelli che mi hanno fatto male, quei poliziotti.

Distrutta la comunità Rom di Pesaro
Le autorita’ hanno notificato il reato di invasione di stabile e hanno tentato di sottrarre i minori ai loro genitori.
Gruppo EveryOne: “Abbiamo vissuto momenti tragici. Una donna è caduta a terra. Madri e padri di famiglia in lacrime volevano darsi fuoco se avessero tolto loro i bambini. Proibita la mediazione umanitaria ai nostri attivisti e nessuna assistenza ai malati”.
Inatteso il raid della forza pubblica, perché Sindaco e autorità si erano impegnati formalmente ad attuare un programma di integrazione casa-lavoro. Nonostante la legge 149/2001 stabilisca che la povertà non può essere motivo di perdita della potestà genitoriale e che tocca allo Stato provvedere a rimuovere l'indigenza per mantenere unite le famiglie, gli agenti hanno cercato di condurre presso una comunità 9 bambini, consentendo alle madri di stare loro vicini, ma costringendo i padri ad allontanarsi dalla città. Un coraggioso piano di fuga ha consentito alle madri di mettersi in salvo con i bambini, evitando un terribile dramma
Invitati dalla Commissione europea per testimoniare la condizione dei Rom in Italia, protagonisti di due documentari di valore internazionale, ospiti della Scavolini Pesaro sugli spalti dell'Adriatic Arena per la Partita dell'Antirazzismo. Le famiglie Grancea, Caldarar e Ciuraru persero decine di parenti nell'Olocausto, massacrati nello Zigeunerlager. Il nonno di Nico Grancea, Viktor, sopravvisse ad Auschwitz e rifiutò il risarcimento in denaro della Germania. Nico è considerato uno dei più importanti attivisti Rom nell'Unione europea e sta per iniziare una collaborazione con le Istituzioni Ue per monitorare la situazione dei Rom in Italia. Ecco la sorte che è toccata loro a Pesaro. Ora vagano senza riparo e senza mezzi di sostentamento, con bambini, donne e malati, esposti a intemperie e razzismo. La notte successiva alla drammatica fuga da Pesaro, Diamanta Calderaru, romena di etnia Rom costretta a dormire all'addiaccio ha rischiato di morire assiderata e solo l'intervento provvidenziale di un infermiere le ha salvato la vita. Solo alcuni attivisti aiutano la comunità a sopravvivere.


Alcuni degli articoli pubblicati dai quotidiani in relazione al programma di integrazione garantito dal Comune di Pesaro.
Nella mattina del 25 febbraio, a Pesaro, circa 20 tra agenti della Polizia di Stato e della Polizia Locale sono intervenuti intorno alle 7.00 in via Fermo 49, all’altezza della fabbrica dismessa dove da quasi un anno si erano rifugiati 30 Rom romeni – tra cui pazienti cardiopatici e oncologici dell’ospedale San Salvatore, molte donne e 9 minori, compreso un bimbo di pochi mesi – con l’obiettivo di sgomberare lo stabile e sottrarre tutti i minori ai genitori. “Siamo accorsi sul posto e abbiamo assistito a scene strazianti” riferiscono gli attivisti del Gruppo EveryOne. “Madri e padri erano in lacrime e i bambini terrorizzati. Gli agenti avevano annunciato che i bambini sarebbero stati affidati ai Servizi Sociali e quindi sistemati in una comunità. Solo le mamme, però, avrebbero potuto restare con loro, mentre i padri sarebbero stati messi in mezzo alla strada”.
Nico Grancea, uno dei più noti attivisti Rom in campo internazionale, faceva parte della comunità “nomade” che viveva a Pesaro. “I poliziotti ci hanno detto che il proprietario della fabbrica aveva denunciato l’occupazione dello stabile, ma sapevano che il Sindaco e tutte le Istituzioni pesaresi erano al corrente della nostra presenza nell’edificio, dove ci siamo rifugiati per sfuggire povertà e intolleranza in Romania. Molte delle persone sgomberate si trovavano sotto la tutela del Parlamento europeo, perché avevano denunciato di aver subito gravi aggressioni, pestaggi e intimidazioni in Italia, sia da parte della Forza Pubblica che di razzisti”.

Finisce un anno di permanenza alla fabbrica.
Le autorità, però, non hanno ascoltato alcuna ragione, nonostante Roberto Malini e Dario Picciau di EveryOne spiegassero loro la delicata condizione di testimoni per l’Unione europea della comunità Rom che veniva invece smembrata e sgomberata. “Il nostro Gruppo aveva ottenuto un impegno formale da parte del Comune di Pesaro” proseguono gli attivisti, “che garantiva un programma casa-lavoro. Il programma avrebbe dovuto iniziare all’inizio di settembre 2008, ma è stato sempre rimandato. Il Messaggero e altri quotidiani locali riportano le dichiarazioni del Sindaco e di alcuni Assessori, riguardo all’impegno assunto dal Comune”. Il Gruppo EveryOne aveva già segnalato nomi, cognomi e caratteristiche della comunità Rom sia ai Servizi Sociali che alle Autorità. Il locale Ospedale San Salvatore, quando è stato informato della presenza di bambini, donne incinte e malati gravi, ha intrapreso un programma di assistenza che ha assicurato cure mediche alle famiglie.

Nico Grancea, noto attivista, Rom Romeno, consulente del parlamento europeo e apprezzato cantante di musica popolare Rom.
Disattesi i tempi in cui era previsto il progetto di inclusione e stremata dalla povertà e dall’inverno, la comunità si trovava ora di fronte al dramma umanitario contro cui si battono la Commissione europea, il CERD delle Nazioni Unite e le organizzazioni internazionali per i diritti dei Rom: la sottrazione di minori da parte delle autorità. “Le famiglie Rom fanno dell’unione la loro stessa ragione di vita,” spiegano gli esperti EveryOne, “e in molti casi lo smembramento provoca tentativi di suicidio da parte dei genitori. Negli anni dell’Olocausto, i nazisti conoscevano questo aspetto della cultura Rom e infatti ad Auschwitz, a differenza delle famiglie ebree, quelle ‘zingare’ venivano tenute unite nello ‘Zigeunerlager’. Quando padre, madre e figli vengono separati, si creano situazioni di dolore e panico incontrollabili. Durante l’operazione di polizia, una giovane donna è stramazzata a terra, altre si lamentavano disperate, mentre una mamma nascondeva un coltello da cucina in una piega della gonna e sussurrava che si sarebbe sgozzata se l’avessero divisa dal marito. Nonostante il cordone di poliziotti, siamo riusciti a comunicare con la comunità Rom, evitando il peggio”.

Non veniva garantita libertà di movimento e comunicazione con gli altri attivisti neanche a Nico Grancea, il giovane attivista protagonista di tante azioni a tutela dei diritti dei Rom perseguitati, testimone e consulente per il Parlamento europeo e organizzazioni internazionali per i diritti umani. “Mia moglie aveva in braccio il nostro bimbo di quattro mesi,” racconta Nico, “mentre le altre madri erano terrorizzate da ciò che si stava prospettando. Gli agenti non ci ascoltavano, non vedevano famiglie davanti a loro, ma una pratica da sbrigare. Non conoscono lo spirito di sacrificio dei Rom. Non sanno che tanti di noi erano vicini a compiere atti di autolesionismo irreparabili. Alcuni meditavano di darsi fuoco se avessero diviso le famiglie. Non ci avrebbero separati, avremmo protestato sacrificando le nostre vite. I miei amici di EveryOne hanno capito perfettamente la gravità della situazione e ci hanno aiutato con la loro esperienza di fronte a situazioni estreme, mentre gli agenti non volevano riconoscere il loro ruolo di mediatori incaricati dal Parlamento europeo”.

La signora Grancea cucina per la cittadinanza di Pesaro durante la festa dell'integrazione 2008.
Per fortuna le madri Rom si organizzavano e riuscivano coraggiosamente a sottrarsi alle forze dell’ordine, fuggendo con i loro piccoli. “Studio l’Olocausto e le dinamiche delle persecuzioni da trent’anni,” dice Roberto Malini, “ho pubblicato libri e tenuto conferenze sull’argomento. E’ innegabile che vi sono precise attinenze fra gli anni delle leggi razziali e il presente. La fuga delle madri Rom di Pesaro mi ricorda la famosa operazione del Gruppo Westerweel, in Olanda, condotta da Mirjam Pinkhof – mia cara amica, sopravvissuta alla Shoah – e altri attivisti, che misero in salvo numerosi bambini ebrei”. Alcuni membri della Commissione Ue e del Parlamento europeo seguivano con ansia le vicende di Pesaro, in contatto con EveryOne. “Mentre si svolgevano i fatti, abbiamo tenuto un canale di comunicazione aperto anche con alcuni deputati e senatori italiani, oltre che con la Procura della Repubblica di Pesaro e Urbino” prosegue Matteo Pegoraro.
“Il timore di tutti era che l’operazione di polizia degenerasse in tragedia. Malini, Picciau e Grancea, però, hanno esperienza da vendere e non è certo la prima volta che EveryOne si trova in situazioni tanto difficili. Ora che però l’azione è compiuta, sono necessarie prese di posizione anche da parte del mondo politico, e alcuni deputati radicali mi hanno confermato la volontà di presentare un’interrogazione parlamentare sull’intera vicenda”.

La signora Diamanta, picchiata a da un razzista a Pesaro il giorno prima dello sgombero.
“Non capisco perché le Istituzioni e le Autorità non ci abbiano contattati, prima di attuare un’azione del genere” si chiede Dario Picciau. “Mentre si svolgevano i fatti, ero in contatto telefonico con la parlamentare europea Viktoria Mohacsi, mentre le principali ONG europee si prodigavano per organizzare una task-force a sostegno della comunità Rom. Non possiamo criticare gli agenti, che hanno obbedito agli ordini e non hanno considerato, poiché non vi erano tenuti, la vulnerabilità delle famiglie nonché le loro condizioni di salute fortemente precarie e la paura di ognuno, dettata da tanti episodi di intolleranza. Non riusciamo a capire, però, che bisogno c’era di inviare 20 agenti armati con volanti e un furgone anziché risolvere la contingenza intorno a un tavolo, con politici, autorità e attivisti. Viktoria Mohacsi, altri europarlamentari e alcuni dei principali esperti europei di cultura e vita del popolo Rom erano pronti a partecipare personalmente all’eventuale tavola rotonda”.
Domenica 22 febbraio Canale 5 aveva inviato alla fabbrica di via Fermo a Pesaro una troupe, condotta dal giornalista Mimmo Lombezzi, per un servizio sulla condizione dei Rom in Italia da mandare in onda nella puntata di martedì 24 febbraio: Grancea e diversi Rom hanno raccontato alle telecamere il grado di persecuzione che sono costretti a subire quotidianamente, l’atteggiamento delle forze dell’ordine nei loro confronti, la segregazione in cui sono tenuti, l’azione delle ronde di pulizia etnica, che commettono gravi abusi sui Rom profittando del clima di intolleranza. Un uomo aveva mostrato alle telecamere di Canale 5 i lividi ancora evidenti sul corpo per un pestaggio subito ad Ancona il 15 febbraio, il giorno dopo l’offensiva di violenza xenofoba scoppiata in Italia in seguito allo stupro al parco romano della Caffarella.

Tre degli occupanti della fabbrica. I genitori hanno tentato di iscrivere i bimbi alle scuole locali.
Un dossier sui fatti di Pesaro è stato consegnato al Parlamento europeo, alla Commissione e al Consiglio Ue, alla Corte Internazionale dell’Aja, al CERD (Comitato anti-discriminazione delle Nazioni Unite) e all’Ufficio Legale Europeo per i Diritti dei Rom, in relazione ai gravissimi danni che hanno cagionato alla comunità Rom i mancati interventi di assistenza e la mancata realizzazione del programma di integrazione garantito dal Comune di Pesaro.
Gruppo EveryOne
Tel: (+ 39) 334-8429527 (+ 39) 331-3585406


















