Rifugiati, Gruppo EveryOne: “Il Regno Unito blocchi la deportazione in Burundi del profugo gay di etnia tutsi Alvin Gahimbaze”
"Non avrebbe speranze di vita, nel suo Paese, a causa dei conflitti etnici e della grave omofobia istituzionale". Appello degli attivisti per i diritti umani alle Nazioni Unite e al Parlamento europeo
È di queste ore la notizia secondo cui Alvin Gahimbaze, rifugiato originario del Burundi e nostro assistito, sarebbe stato prelevato dalle autorità britanniche e condotto nel centro di detenzione di Londra, in vista della sua deportazione verso il Paese d'origine dopo che la Border Immigration Agency avrebbe respinto la sua richiesta di asilo.
Il Gruppo EveryOne, che aveva avviato contatti diplomatici sul caso del ragazzo con l'Home Office del Regno Unito e con la rappresentanza britannica in Italia attraverso l'Ambasciata di Roma, chiede al Governo Britannico l'immediata rimessa in libertà del ragazzo e la cancellazione della sua deportazione.
"Alvin" spiegano i co-presidenti del Gruppo Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, “è un ragazzo di etnia Tutsi, fuggito ancora adolescente dal Burundi insieme alla sorella. Ha perso tutta la sua famiglia, trucidata nel corso dei conflitti etnici e vive da nove anni nel Regno Unito. Mentre alla sorella è stata accordata la possibilità di vivere nel Regno Unito, a Bristol, lui è a rischio di deportazione. Nel Burundi, da dove è fuggito da ragazzino, portando con sé lo strazio di violenze e lutti atroci, non ha più alcun contatto e non avrebbe possibilità di sopravvivenza, in un Paese dove la situazione politica è assolutamente instabile, i Diritti Umani costantemente violati, le condizioni di vita - nella sua situazione - impossibili.
Inoltre" proseguono gli attivisti per i diritti umani, "Alvin è omosessuale, e nonostante abbia informato le Autorità del Regno Unito di questa sua ulteriore condizione personale - ricordiamo che in Burundi il presidente Nkurunziza ha promulgato una legge che dichiara illegali gli ‘atti omosessuali’ e prevede il carcere fino a due anni e ingenti ammende per gay e lesbiche -, la richiesta di asilo è stata respinta arbitrariamente. I gay in Burundi, inoltre, sono soggetti spesso a violenze, prevaricazioni e umiliazioni di ogni genere".
La politica del Regno Unito nei confronti dei profughi richiedenti asilo è purtroppo ancora fortemente lesiva dei diritti fondamentali e della dignità dell'individuo, testimonianza concreta che nonostante le dure battaglie portate avanti dal nostro Gruppo e dalle organizzazioni europee per i diritti umani c'è ancora molto da fare in Gran Bretagna per affermare i diritti garantiti dalla Carta di Nizza e dalla Convenzione di Ginevra.
Chiediamo all'Alto Commissario ONU per i Diritti Umani, Navy Pillay, e all'Alto Commissario ONU per i Rifugiati, Antonio Guterres, di intervenire immediatamente chiedendo al Governo del Regno Unito di ottemperare i propri obblighi in materia di salvaguardia dei cittadini perseguitati o discriminati per le proprie condizioni personali, garantendo la protezione umanitaria e sussidiaria più opportuna a loro spettante.
Chiediamo inoltre ai componenti del Parlamento europeo, e in particolare ai membri dell'intergruppo LGBT guidato da Graham Watson e della commissione LIBE (libertà civili), di mobilitarsi esercitando le più opportune pressioni con il ministero degli Esteri britannico affinché Alvin Gahimbaze possa nel più breve tempo ricevere asilo e protezione.
"Alvin soffre di depressione e il suo stato psico-fisico è fortemente precario, compromesso dallo stress e dal terrore di essere rimandato in Patria, dove rischia, nella migliore delle ipotesi, il carcere, trattamenti inumani e degradanti, torture e nuove, inammissibili ingiustizie. Chiediamo" concludono Malini, Pegoraro e Picciau, "la mobilitazione della società civile internazionale affinché una vita umana sia salvaguardata dalla xenofobia, dall'omofobia, dal cinismo politico e dall’indifferenza”.

























